2020: DOVE ANDRANNO I SOCIAL? (SECONDA PARTE).

Susanna Fontana
Susanna Fontana
Social media manager

2020: dove andranno i social? (seconda parte).

(continua) E veniamo ad un tema sul quale avremo modo di ritornare ampiamente: quello degli influencers, toccasana di tutti i mali del mondo (pubblicitario).

Se, nel recente passato, ci si rivolgeva con aspettative quasi miracolistiche al primo influencer che capitava a tiro, sperando in un exploit di ferragnesca portata, ora le aziende iniziano a fare i conti con il bilancino (non solo con il bilancio).

La Ferragni è rimasta un caso abbastanza inimitato.

E, dopo aver smascherato numerosi fake-influencer (abbattuti come neve al sole dallo sciogliersi delle metriche basate sui “like”), oggi è tempo di fare valutazioni accurate fra investimenti e ritorni.

In questo panorama sta prendendo piede il fenomeno dei nano-influencer la cui opera dà soluzione a più problemi: distribuire il rischio, approcciare più comunità, ampliare le potenzialità delle relazioni, raccogliere il risultato di un effettivo coinvolgimento.

"FAKE"

Per gestire una rete dei relazioni allargata e multiforme è però necessario affidarsi ad un professionista preparato: di fake-professionals è purtroppo lastricata la strada della cattiva comunicazione.

Accanto o sotto ai micro/mini influencers c’è un altro mega trend che continua ad affermarsi, e che sarà indubbiamente il motore trainante del prossimo futuro: se “two is megl che uan” è anche chiaro che una motion sarà sempre meglio di una foto.

 

Utilizziamo il termine motion in senso tecnologicamente ampio perché può forse riassumere (più o meno impropriamente) ciò che si può fare in una Stories, nella quale su di una foto viene applicato un filtro che la rende dinamica, creando e-motion.

Questo spiega anche il successo esplosivo di TikTok, il nuovo esuberante social network nato per i ragazzini ma che sta mostrando inaspettate potenzialità comunicative proprio per il business.

2020: dove andranno i social

Se, come afferma la maggioranza della comunità internazionale dei marketers, il futuro è dei contenuti generati dagli stessi utenti (UGC – user-generated content) occorre fare attenzione a non entrare in modalità piccolo chimico sperimentatore: va bene l’autonomia, ma senza guida si rischia di mescolare sostanze esplosive ritrovandosi poi con il salotto ridotto in poltiglia.

L’indicazione è concentrarsi su contenuti incentrati sul cliente perché ai consumatori fa piacere contribuire a “fare grande” il marchio che amano. Ma occorre sempre lavorare a partire da una strategia condivisa, testata e consolidata.

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