In un ecosistema in cui i contenuti si cancellano, si modificano, si riscrivono e si ripubblicano senza lasciare traccia, la carta resta. E ciò che resta, pesa di più. I social premiano la rapidità. I giornali premiano (o dovrebbero premiare) la verifica.
Negli ultimi anni le tecnologie di deepfake – contenuti audiovisivi e testuali generati o manipolati con AI per sembrare reali – sono diventate uno dei principali vettori di disinformazione, frodi e manipolazioni della percezione.