Employee Generated Content (EGC): quando sui social sono i dipendenti a raccontare l’azienda

Progetto senza titolo copia

Nicole Bragagnolo

Avete notato anche voi come i feed dei social media siano sempre più popolati da contenuti che raccontano la vita quotidiana in azienda? Video girati in ufficio, momenti di backstage, sketch ironici alla The Office, vlog che seguono una “giornata tipo” 9 to 5.
I famosi “a day in the life of…” o “vi porto con me nella giornata di un …” sono ovunque sui social, soprattutto su Instagram e TikTok.

Quello che sta emergendo è un nuovo modo di comunicare l’azienda: meno istituzionale e più diretto, più umano. Un modo in cui i dipendenti prendono l’iniziativa, si mettono in gioco e mostrano cosa significa davvero lavorare all’interno di un’organizzazione. Ed è proprio questo che ci incuriosisce: vogliamo sapere com’è lavorare lì dentro, cosa fa l’addetto al Customer Care Luigi, la Digital Marketer Sofia…

Di cosa stiamo parlando, dunque? Di Employee Generated Content.

Cosa sono gli Employee Generated Content

Gli EGC, acronimo di Employee Generated Content, sono contenuti creati dai dipendenti e condivisi sui diversi touchpoint digitali: parliamo di post sui social media, video, ma anche articoli blog o podcast.

Possono nascere in modo spontaneo e venire pubblicati sui profili personali dei dipendenti, oppure essere valorizzati e integrati nei canali ufficiali dell’azienda come parte di una strategia di comunicazione strutturata e integrata. In entrambi i casi, il punto centrale è lo stesso: il dipendente diventa un testimone diretto dell’azienda.

Se il contenuto, preso singolarmente, può sembrare un semplice vlog o un post leggero, osservandolo nel suo insieme emerge chiaramente il suo valore strategico. L’azienda non parla più solo in prima persona: sono le persone che la compongono a raccontarla.

Cosa rende unici gli EGC e perché funzionano

Andando più in profondità con l’analisi del contenuto, ci si rende conto che gli EGC si differenziano dalla “massa” proprio perché si basano su alcune caratteristiche molto semplici.

1. Autenticità e spontaneità

Gli EGC funzionano perché mostrano la realtà, o comunque una sua rappresentazione. Una giornata di lavoro raccontata da chi la vive, anche con imperfezioni e ironia, risulta molto più efficace di qualsiasi contenuto patinato.

Ciò che cattura l’attenzione è il ribaltamento del punto di vista: non è più l’azienda che si descrive, ma è la persona in qualità di lavoratore che la narra.

Questo approccio sposta lo storytelling su un piano più umano e reale, dove il dipendente diventa protagonista e ogni dettaglio della quotidianità lavorativa assume una prospettiva unica, quella dell’io narrante.

Amabile, noto brand italiano di gioielli, ha deciso di aprire un account TikTok dove l’azienda viene raccontata dai dipendenti stessi, mostrando non solo i prodotti ma anche cosa avviene dietro le quinte di una giornata qualsiasi in ufficio o durante gli eventi.

2. Fiducia e relazioni

Quando sono le persone a raccontare l’azienda, questa smette di apparire come un’entità distante e astratta e viene vista con più umanità dagli utenti, con uno o più volti riconoscibili e più voci da ascoltare.

Questo rafforza la fiducia degli utenti, che riescono finalmente a cogliere la dimensione reale dell’organizzazione. Allo stesso tempo, mostrare ciò che accade dietro le quinte contribuisce ad aumentare il valore percepito di ciò che l’azienda fa e produce, perché rende più comprensibili i processi, le competenze e l’impegno che stanno dietro a ogni servizio o prodotto, trasformando ciò che prima era invisibile in un elemento distintivo.

Cambia anche il rapporto che si viene a creare con l’utente. Se prima il dialogo con l’utente era rigido e unidirezionale ed era tenuto solamente dall’azienda, percepita come un’entità unica super partes, ora il rapporto diventa più accessibile e peer-to-peer: è il dipendente che dialoga con gli utenti e racconta le sfumature della sua vita lavorativa.

Inoltre, per le piccole imprese e le realtà locali, utilizzare i propri dipendenti nella comunicazione significa creare continuità tra mondo digitale e relazione reale. Le persone che seguono i contenuti iniziano a riconoscere i dipendenti come professionisti competenti e affidabili e, nel momento in cui il bisogno si fa reale, il cliente sceglie e si trova a interagire proprio con la stessa persona vista sui social, che gode già di una fiducia costruita.

Ne è un esempio SheerLuxe, rivista online britannica, che sulla sua pagina Instagram (e ancora di più TikTok) riproduce i contenuti del magazine in contenuti reali, dove le stesse collaboratrici ci mettono la faccia e, tra un lavoro e l’altro (spesso documentato anch’esso sui social), dispensano consigli e si scambiano opinioni, creando così un continuum narrativo e consolidando ancora di più la fiducia dei loro seguaci.

3. Diversità e umanizzazione

Un altro elemento chiave del successo degli EGC è la diversità. Ogni dipendente racconta l’azienda in modo diverso perché diversa è la sua personalità, il suo ruolo, il suo vissuto professionale.

Questa pluralità di punti di vista genera una narrazione più ricca e sfaccettata, che supera il classico corporate storytelling uniforme e istituzionale. Il brand non viene più percepito come una voce unica e impersonale, ma come un insieme di persone, competenze e caratteri.

Il risultato è una forte umanizzazione dell’azienda, che diventa più vicina, più comprensibile e più memorabile.

Lidl Italia l’ha compreso molto bene: ha aperto un profilo Instagram dedicato ai percorsi lavorativi dei propri collaboratori, raccontandone i diversi percorsi professionali, dando valore a chi lavora in azienda da anni ma rivolgendosi anche a nuovi talenti. Lo stesso ha fatto Barilla sulla sua pagina LinkedIn.

EGC: perché inserirli nella strategia di comunicazione

Sempre più imprese stanno scegliendo di coinvolgere attivamente i propri dipendenti nella creazione di contenuti perché hanno compreso che i benefici non sono solo comunicativi, ma anche strategici.

Vediamone alcuni.

Aumenta la reputazione

Gli EGC contribuiscono in modo concreto alla costruzione e al rafforzamento della reputazione aziendale, sia interna che esterna.

Quando i dipendenti sono orgogliosi e si sentono valorizzati dall’azienda in cui lavorano, è facile che raccontino esperienze positive e si mostrino coinvolti, esprimendolo anche sui loro canali social (questo apprezzamento, sappiamo bene, ha una forte ricaduta in termini di visibilità e reputazione anche sulla cerchia dei loro follower).

Gli stessi utenti o partner commerciali, prima di fare un acquisto o avviare una collaborazione, cercano informazioni online; gli EGC aiutano a dare una forma tangibile e “verificabile” alla reputazione dell’azienda.

Attrae nuovi talenti

I candidati oggi non cercano solo un ruolo, ma un contesto che rispecchi i loro valori. Vedere dall’interno come si lavora in azienda, come si collabora e che clima si respira incide direttamente sulla decisione di candidarsi.

Gli EGC funzionano quindi come una finestra aperta sull’employee experience reale.

Riduce i costi

Gli EGC permettono di ridurre i costi di produzione dei contenuti e la dipendenza da creator esterni, spesso ottenendo risultati migliori in termini di engagement e condivisioni, proprio perché il contenuto è percepito come più autentico.

Reputazione interna ed EGC: serve una base solida

Fin qui abbiamo visto il lato luminoso degli Employee Generated Content. Ma c’è un elemento spesso sottovalutato: gli EGC funzionano davvero solo quando esiste una buona reputazione interna.

Se il clima interno è fragile, se le persone non si fidano della leadership o non si riconoscono nei valori dichiarati, quello che emergerà nei contenuti sarà inevitabilmente questo. I dipendenti sono una lente molto potente: possono amplificare i punti di forza, ma anche rendere visibili le incoerenze.

Per questo gli EGC non dovrebbero essere considerati solo come “un nuovo format social”, ma come l’espressione visibile di ciò che accade all’interno:

  • Se valori, cultura e modalità di comunicazione interna sono chiari e coerenti, gli EGC diventano una naturale estensione del racconto aziendale.
  • Se manca una regia, si rischia di avere tante voci, ma nessuna direzione, con messaggi disallineati e un’immagine frammentata.

In altre parole: gli EGC sono la punta dell’iceberg. Sotto la superficie c’è tutto il lavoro sulla reputazione interna.

core

Come il servizio CORE di Aipem può venire in aiuto

È qui che entra in gioco CORE, il servizio di Aipem dedicato proprio alla reputazione interna.

CORE è un framework pensato per aiutare le aziende a:

  • Definire le fondamenta
    Chiarire valori, comportamenti attesi, narrativa interna e posizionamento, così che le persone sappiano davvero “che storia stanno vivendo” in azienda.
  • Strutturare la comunicazione interna
    Organizzare canali, format, ritualità (riunioni, town hall, newsletter, intranet, spazi di ascolto) in modo coerente e sostenibile nel tempo.
  • Coinvolgere e abilitare le persone
    Supportare HR, marketing, comunicazione e management nel dare voce ai dipendenti in modo consapevole: linee guida, formazione, supporto alla creazione e alla valorizzazione degli Employee Generated Content.
  • Misurare e migliorare nel tempo
    Attraverso survey, interviste e momenti di ascolto strutturato, leggere come le persone percepiscono l’azienda e capire come far crescere la reputazione interna in modo continuo.

In questo modo gli EGC non sono più un fenomeno spontaneo e incontrollato, ma diventano parte di una strategia integrata: le persone raccontano l’azienda con libertà e autenticità, sapendo però di muoversi all’interno di una cornice chiara, coerente con la visione e gli obiettivi dell’organizzazione.

Ma quindi l’employer branding è morto?

No, si è semplicemente evoluto. In nuove modalità, piattaforme e formati.

Gli EGC vincono perché superano un’era di comunicazione troppo egoriferita, per lasciare spazio a una narrazione in cui il dipendente è al centro, i punti di vista sono eterogenei e unici, la voce e i volti sono più reali e sinceri, le relazioni sono più autentiche.

Ma perché questo funzioni davvero, l’employer branding non può limitarsi a qualche campagna esterna: deve poggiare su una reputazione interna solida, costruita ogni giorno nelle relazioni, nei processi, nelle modalità con cui l’azienda comunica con le proprie persone.

In un contesto in cui l’attenzione è sempre più difficile da conquistare, lasciare la parola ai dipendenti non è solo una scelta comunicativa, ma una vera scelta strategica.
E lavorare sulla reputazione interna – con strumenti strutturati come CORE  – significa mettere queste voci nelle condizioni migliori per raccontare l’azienda per quello che è davvero: credibile, coerente e viva.

Condividi questo articolo:
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email