Internazionalizzazione: nuovi modelli per competere

Alessandro Montello

 

 

Alessandro Montello

Reputation manager di Aipem

Competitività per essere presenti sui mercati internazionali.

Valutare il livello della propria competitività per confrontarsi con un nuovo modo di essere presenti sui mercati internazionali. Un compito non difficile, ma necessario, che spetta alle aziende italiane, in particolare alle PMI, alle soglie della ripartenza post pandemia. 

Il Covid ha portato alla luce carenze e potenzialità che interessano lo status delle imprese, come anche evidenziato dalla recente ricerca Aipem. Ma alla luce delle prospettive che il Piano di Nazionale di Ripartenza e Resilienza fa intravvedere, le possibilità positive superano di gran lunga quelle negative. Per gli imprenditori si tratta di prendere il coraggio a piene mani e rivedere i propri modelli di business adottando un pensiero digitale sul quale sorreggere una nuova architettura progettuale, produttiva e commerciale per la propria azienda.

In particolare il PNRR spinge l’acceleratore sull’internazionalizzazione delle aziende, tema certo non nuovo, ma che al di là di scontate dichiarazioni d’intenti, è rimasto tema ostico per il tessuto produttivo italiano. 

Rilocalizzare senza perdere competitività. 

Ancora di più oggi perché la pandemia è arrivata un anno fa nel bel mezzo di un importante fenomeno di reshoring che ha visto l’Italia in prima posizione a livello europeo per il numero di aziende rientrate.

Dopo anni di delocalizzazione che si è  dovuta confrontare con realtà estere molto diverse per mentalità, cultura e legislazione dalla nostra, le aziende avevano ricominciato il percorso di ri-localizzazione sul territorio nazionale senza perdere la loro competitività. Ma il Covid è arrivato a interrompere tutto lasciando processi sospesi e il dubbio su cosa sia meglio fare.

I flussi della delocalizzazione e della rilocalizzazione, comprensibili forse alle aziende multinazionali o alle grandi aziende che hanno spalle larghe per sostenerne i costi (non solo economici), diventano ostici per le piccole e medie imprese, per le quali ogni investimento, movimento o cambiamento va valutato con la massima attenzione.

Competitività per essere presenti sui mercati internazionali: partire dal digitale.

È alla luce di questa situazione che, visto quello che ci hanno portato in dote le limitazioni anti Covid in termini di digitalizzazione, le aziende oggi hanno la necessità, per non dire l’obbligo, di sottoporsi a un accurato esame sulla propria competitività. E questo anche per capire in che modo sfruttare le potenzialità di un nuovo modo di fare internazionalizzazione che, oltre tutto, potrebbe diventare la loro più grande occasione di crescita se realizzata con un progetto strutturato e sostenibile.

Vediamo dunque che cosa si intende per nuovo modello di internazionalizzazione, quale sia il suo possibile percorso e come si possa avviare questo processo in una PMI.

Partiamo dalla situazione nazionale: è evidente che il mercato interno in questo momento da solo non potrà assorbire la potenziale crescita che potrebbe essere stimolata dai fondi messi a disposizione dal piano Next Generation. Da troppo tempo l’Italia è ferma, la situazione demografica è a dir poco imbarazzante e il circolo vizioso fra burocrazia e giustizia scoraggia la crescita alimentando una stasi contagiosa che può sembrare irrisolvibile.

La ricerca Aipem-Quaeris.

L’alternativa quindi dovrebbe essere quella di rivolgersi ad altri mercati per andare a cercare partner, clienti e materie prime. 

Ma questo significa che le nostre aziende, e in particolare le PMI, dovranno mettersi in discussione per affrontare una competizione allargata. E PMI europee hanno livelli di digitalizzazione e modernità sicuramente superiori alle nostre.

Ecco allora uno dei punti centrali: per prima cosa le aziende devono fare un’analisi approfondita degli strumenti che hanno a disposizione per competere, strumenti digitali innanzitutto. Una volta stabiliti progetti e priorità, dovranno adottare soluzioni maggiormente impattanti per la loro evoluzione competitiva.

La già citata Ricerca condotta da Aipem con l’Istituto demoscopico Queris da questo punto di vista offre uno spaccato importante sulla situazione. Interpellando 6.000 aziende del Nordest si è capito che il digitale è una sorta di mentalità “voglio (anzi vorrei) ma non posso” diffuso in modo capillare. E questo nonostante ci siano tutti gli indicatori a confermare che proprio attraverso il digitale le aziende potrebbero evolvere significativamente. 

Il digitale progettato su misura.  

La situazione dunque è quasi paradossale: le aziende sanno cosa gli servirebbe, sanno di non averlo, sanno che sarebbe strategico adottarlo, ma non si decidono ad agire. 

Per cui il primo passo sarà dunque operare un’analisi approfondita sulla propria situazione per portare il sistema azienda (imprenditore e maestranze, tutti devono essere coinvolti) alla consapevolezza delle mancanze e delle potenzialità. 

Una volta superata questa fase si potrà arrivare a comprendere più facilmente quanto l’internazionalizzazione possa rappresentare una svolta importante nel futuro della singola impresa e dell’intero tessuto produttivo nazionale.

Le soluzioni di lead generation, di comunicazione digitale e di live streaming che durante il periodo pandemico sono state utilizzate in modalità emergenziale, se strutturate in un progetto digitale strategico, possono diventare lo strumento per permettere a qualsiasi azienda di approcciare qualsiasi mercato estero.

Un digitale progettato su misura dell’azienda permette di cercare e sfruttare singole nicchie di mercato internazionali, molto verticali, all’interno delle quali generare nuovi lead e consolidare un nuovo portafoglio clienti.

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La forza indiscutibile del made in Italy.

Nonostante una contraddittoria realtà interna, in questi anni il made in Italy non ha mai perso il suo inconfondibile smalto. 

Nel mondo il prodotto italiano è ancora sempre molto ben considerato e richiesto perché gli viene riconosciuta una qualità inconfondibile.

Sarà per questo che i francesi hanno coniato l’esclamazione “ah, lei italiens…” sottolineando con questo che, pur nella nostra immancabile confusione, siamo unici nel saper fare inimitabili prodotti di qualità riconoscibile. 

Anche se poi non sempre li sappiamo vestire (ovvero comunicare) nel modo giusto, ma questo sarà oggetto di un prossimo articolo.

 

Un’autostrada per crescere. 

Quindi, con un made in Italy ancora sicuramente attrattivo e con la possibilità, per una PMI, di scegliersi non solo un mercato internazionale ma una specifica nicchia sulla quale operare, sfruttandola al massimo grazie alle opportunità del digitale, le imprese hanno davanti un’autostrada per crescere. 

Serve un atteggiamento nuovo, più improntato all’agire. C’è una nuova realtà post Covid che resterà stabile anche dopo l’emergenza. Gli imprenditori devono prendere coraggio e iniziare, in coerenza proprio con il loro ruolo, a intraprendere un percorso di cambiamento guardano con occhi nuovi verso il mondo intero.

Ogni singola impresa deve essere consapevole delle mancanze alle quali supplire, operando un’analisi accurata della propria situazione, e  adottare poi un piano strategico di sviluppo internazionale su misura, sorretto dal digitale. In questo modo le PMI italiane avranno un’occasione unica di crescita. Bisogna partire da un punto: l’azione. Poi il resto poi viene da sé. 

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