BUON COMPLEANNO RESILIENZA!
(9 marzo 2020 - 9 marzo 2021)

Paolo Molinaro

 

 

Paolo Molinaro

CEO di Aipem

365 giorni di resilienza

Trecentosessantacinque giorni di resilienza. La scrittura in lettere di questa durata dà il senso della lunghezza e delle difficoltà che abbiamo affrontato nel corso di questi dodici mesi di convivenza con il Covid e, ancor più, con le misure che ci hanno obbligato a cambiare radicalmente molti aspetti della nostra vita pubblica, privata e lavorativa. Prime fra queste alcuni radicati modelli di comunicazione e di relazione che pensavamo inscalfibili: si era sempre “fatto così” e non volevamo proprio capire che, invece era possibile anche fare in altro modo.

Ma torniamo alla resilienza che è il fattore determinante e un importante valore dimostrato anche dalla resistenza delle perone che ci ha fatto attraversare il lungo e complicato percorso fino ad oggi. E che, di certo, resterà la chiave per arrivare alla fine di questa allucinante esperienza della pandemia. 

Un fattore umano

Il concetto e le dinamiche della resilienza recentemente hanno avuto grande diffusione dopo essere state prese a prestito dai percorsi di preparazione sportiva e dai mental coach di tutto il pianeta. Per molti è sembrata una scoperta straordinaria che è servita a raddrizzare molte esistenze piegate dagli eventi.

Ma le radici della resilienza si innestano profondamente nella storia dell’umanità e ne sono, anzi, uno dei fattori determinanti della sopravvivenza: resiliente è chi riesce a sopportare gli eventi negativi che la vita gli getta addosso, subendone un danno ma traendo da questo forza e ispirazione per migliorare e rafforzarsi.

Kintsugi: la resilienza vista dal Giappone

La cultura giapponese, maestra di una vita concettualizzata nelle forme estetiche più eleganti, ha saputo sintetizzare un modo poetico ed estremamente rigoroso (son giapponesi!) per spiegare, senza ovviamente farlo, il concetto di resilienza.

Parliamo del kintsugi una pratica di elevazione spirituale che aggiusta le cose rotte rendendole molto più belle di quanto fossero prima del danno subito. La traduzione esatta della parola kintsugi è “riparare con l’oro” perché infatti, i maestri vasai aggiustano preziose porcellane proprio utilizzando l’oro come collante.

Come di consueto per la cultura giapponese, questa pratica è una metafora: l’occasionalità della vita porta nell’esistenza di ciascuno dei danni che a volte sembrano irreparabili. Invece con la giusta materia, ovviamente una materia preziosa, non una banale colla, di ciò che è rotto si può fare qualcosa di molto più bello di quello che era prima.

Negatività ed effetti positivi.

Una lunga premessa per dire che dodici mesi di misure antiCovid sono state un elemento di rottura piuttosto importante nella vita delle persone e delle comunità. E a volte i risultati si notano in certo nervosismo sociale che, purtroppo, prende la forma della violenza.

Dall’altra parte però si vedono anche gli effetti positivi, ovvero la nostra tazza di porcellana aggiustata con l’oro: questo in particolare si nota nella comunicazione e nel modo di gestire le relazioni che, grazie alla comunicazione, si è ritrovato ad essere più ampio e trasversale rispetto a prima.

Una nuova dimensione di umanità

Chi, inconsapevolmente o meno, ha applicato su sé stesso e sulla comunità di cui fa parte, la nobile arte del kintsugi ha scoperto che la comunicazione umana poteva essere allargata ad una nuova dimensione, finora sottovalutata, che era quella della dimensione digitale. La resilienza ha fatto adattare il nostro modo di sviluppare il contatto con gli altri trasferendo sentimenti, flussi e sintonia relazionale sui mezzi digitali, che così hanno preso calore e umanità.

La grande rivoluzione che ci ha portato la pandemia di Covid è stata la riscoperta della nostra umanità: se ne stanno accorgendo le avanguardie del marketing per i quali “empatia” sarà la parola chiave del prossimo futuro.

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Digitale e umano

Se, quindi, le misure restrittive hanno contribuito ad un potenziamento della digitalizzazione di tantissimi processi che riguardano le aziende e le vite delle persone, dall’altra parte hanno rafforzato l’esigenza di valorizzare il fattore umano, la singolarità, l’unicità di ogni persona e delle sue caratteristiche.

In dodici mesi si è imposta una nuova realtà che ha portato con sé una nuova cultura: un modello di sviluppo che accorcia i tempi e riduce le distanze, un’economia basata sullo sfruttamento umano dei big data, il contactless, l’operatività da remoto, e un nuovo umanesimo dei brand.

Iperconnessi e phygital

Automazione (per Deloitte il 77% dei marketers ha automatizzato il proprio lavoro) e umanità hanno portato a ciò che viene definito il new real, ovvero la realtà phygital, commistione uniforme di fisico e digitale. Hootsuite ci dice che il 73% della comunicazione futura dovrà tenere conto di questa evoluzione nella quale vengono simulati comportamenti fisici dentro uno spazio virtuale per dare risultati reali. “Oggi gli utenti sono iperconnessi in un nuovo ecosistema integrato in cui il mondo digitale coesiste perfettamente con quello fisico” suggeriscono i designer tecnologici di Coderblock.

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E allora buon compleanno resilienza!

Insomma, il 9 marzo, anniversario dell’inizio del primo lockdown, con atteggiamento resiliente, forse non dovremmo ricordarlo come una data del tutto triste. Ha inaugurato un periodo burrascoso e drammatico, ma ci ha anche portato a crescere e ad esplorare una nuova realtà evoluta. 

Dodici mesi fa uno sgambetto ci ha fatto cadere ma, come diceva uno che di queste cose se ne intendeva “non importa quante volte sei andato al tappeto, contano solo le volte che ti sei rialzato” (Cassius Clay Mohammed Ali). 

E noi siamo di nuovo in piedi: buon compleanno resilienza!

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